Mattarella, Di Maio e Salvini, una dialettica tutta a destra sulla pelle di questo paese.

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Quello che sta avvenendo nelle ultime 24- 48 ore in Italia ha un che di drammatico. I toni con i quali questa fase viene affrontata rende tutto più terribile. Siamo invasi da una violenza verbale e da un livello di discussione politica così basso da far emergere la paura di rigurgiti di inaudita violenza. Tutto questo lo si deve ad una discussione politica che nel corso degli anni ha perso sempre più di valore e tono qualitativo ma si è caricata sempre più di violenza e di parole forti. Non sono gli anni 70′,che seppur violenti e carichi di parole forti comunque erano carichi di una alta, altissima elaborazione politica, non per niente in quegli anni si sono avute anche forti vittorie politiche, sindacali e sociali( si pensi ad esempio al divorzio, all’ aborto e allo statuto dei lavoratori per citare alcuni casi).

Tutta questa discussione che si sta creando per la mancata creazione del governo Lega-5 Stelle si può racchiudere in una discussione tutta giocata nel campo della destra. Da una parte abbiamo i due partiti vincenti che usando la scusa della vittoria elettorale rivendicano il loro diritto( giustamente) di formare il governo, dall’ altra parte abbiamo Mattarella, che in nome dell’ amor patrio e dell’ interesse nazionale e dei rapporti con l’ Europa( anche queste giuste motivazioni)respinge la nomina di Savona quale ministro dell’ Economia e mette così la parola fine al nascente governo.
Le persone sui social si scannano e si dividono scrivendo i propri pareri( in certi casi sfiorando il delirante e il ridicolo) patteggiando per l’ una o per l’ altra parte. Ma la verità che non esistono due parti contrapposte. Il tutto, infatti è giocato nella stessa area culturale e politica.

Da una parte abbiamo i due partiti vincenti, Lega(non più Nord) e Movimento 5 stelle. Essi rappresentano non solo il voto di protesta, populista( e anche popolare), antiestablishment, ma rappresentano un corpo sociale e politico ben preciso. Essi rappresentano quella visione di destra che si colloca in una visone xenofoba, razzista, classista, socialmente e che in economia si pone sulla scena con proposte tipo dazi, sovranità monetaria,bassa tassazione per i ceti più ricchi(flat tax),collocazione internazionale dentro una specifica area geopolitica. Insomma, la visione di questo paese ricorda un’ idea che in Italia abbiamo avuto nel corso del ventennio durato dal 1929 al 1943. Come abbiamo visto, quindi abbiamo a che fare con una destra fortemente conservatrice, nazionalistica che difende gli interessi economici di una classe imprenditoriale che intimorita e incapace di rispondere alle sfide del capitalismo si chiude e si fa lobby e risponde ai suoi interessi esprimendo elettoralmente questo tipo di voto.

Dall’ altra parte abbiamo le ragioni del Presidente della Repubblica Mattarella, che usando la Costituzione come paravento impone i suoi veti sul ministro dell’ economia adducendo nobili scuse di amor patrio. Per carità, analisi corretta quella fatta dal Presidente della Repubblica, ma abbiamo compreso che Mattarella usa la difesa degli interessi dell’ Italia in quanto non vuole difendere gli italiani ma rassicurare gli interessi della finanza europea e mondiale. Ecco quindi lo spettro dello spread, delle borse al tracollo, degli italiani in fila davanti al bancomat per evitare di finire senza soldi, dell’ Europa che ci bacchetta come una acida Signorina Rottermeier e così via con tutte le descrizioni apocalittiche che nel corso di questi anni ci hanno descritto.

In tutta questo caos si pone un altro punto non da sottovalutare, la eleggibilità di Silvio Berlusconi. La sentenza di riabilitazione del tribunale di sorveglianza ha concesso al Cavaliere la possibilità di tornare sulla scena politica da principale protagonista. E allora quale migliore casus belli la non nomina di Savona a Ministro dell’ Economia e la mancata formazione del Governo per approfittare per tornare subito al voto, magari come candidato di tutto il centro-destra, lega inclusa e poter vincere nuovamente alle elezioni?

In tutto questo caos manca una voce alternativa, manca una sinistra. Manca una voce che si ponga in maniera alternativa tra chi si pone in difesa dei mercati finanziari e dei potentati europei e chi sceglie di murare questo paese facendo leva su gli istinti più bassi e più xenofobi. Non si deve inseguire questi ma giocare su di un campo altro. Partendo dalla nostra carta costituzionale, usata come paravento in queste ore dall’ una e dall’ altra parte si deve provare a costruire un idea di paese in cui rispetto dei valori costituzionali e sovranità popolare vadano insieme. Ripartiamo dalla costituzione, riscopriamo lo spirito con il quale è stata fondata, ritorniamo ad essere partigiani, difendiamo questo paese dalle destre.

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