Podemos, la nostra strategia.

Pablo Iglesias su Le Monde Diplomatique di Luglio.                                                                   Non sono solito fare copia&incolla di cose altrui ma vorrei che tutti leggessero questo. Sopratutto chi in Italia oggi parla di unità a sinistra e si divide invece tra i “Duri E Puri” e i “Love Poltrona”. Imparate come si fa politica.

“L’atteggiamento di Berlino verso Atene nei negoziati sul debito non mi ha sorpreso. Pur essendo la Grecia uno Stato debole, il governo Tsipras mette in discussione il funzionamento dell’Unione europea a egemonia tedesca. La provocazione è dunque molto superiore alla forza del paese. D’altro canto, Podemos è ormai un attore politico importante, in quanto candidato a governare la quarta economia della zona euro. E i compagni greci ce l’hanno detto: i nostri buoni risultati nei sondaggi non sono necessariamente una buona notizia per loro. I nostri avversari infatti temono che ogni vittoria di Syriza possa alimentare il nostro successo, darci altro ossigeno. Il loro obiettivo non si limita dunque a tenere in scacco il governo greco: si tratta anche di sbarrare la strada ad altre minacce, come quella che rappresentiamo ai loro occhi. Mettere Syriza sotto pressione equivale a fare lo stesso con Podemos, dimostrando che non c’è alternativa. «Volete votare Podemos? Guardate che cosa succede in Grecia»: ecco in sostanza il ritornello che si recita agli spagnoli in questo periodo. Dal nostro punto di vista, Alexis Tsipras si è dimostrato molto abile. È arrivato a dare corpo all’immagine di una Germania isolata, i cui interessi non coincidono necessariamente con quelli del resto dell’Europa, anche in termini di politica estera. È quel che ha cercato di far valere con Francia e Italia, con un successo limitato, ma anche con i paesi dell’Est. Dunque non bisogna stupirsi troppo che la Germania si mostri così dura nei negoziati. I nostri compagni greci hanno sviluppato una strategia simile alla nostra in un contesto molto diverso. In primo luogo, vogliono rifondare la legittimità istituzionale del governo, che era stata metodicamente minata e poi distrutta. Questo passa per una riforma del sistema di tassazione che dia allo Stato un margine di manovra, soprattutto quanto a politiche pubbliche, per ricostruire il tessuto sociale e i legami logorati dall’austerità. Si tratta, poi, sul piano della politica estera, di generare contraddizioni nel blocco egemonico dell’Eurogruppo. Ciò si è tradotto, soprattutto all’inizio, in timide critiche del modo di gestire la crisi europea da parte della Germania. L’obiettivo, indubbiamente, era incrinare il consenso dominante.
La nostra strategia sarebbe diversa anzitutto perché la Spagna rappresenta il 10,6% del prodotto interno lordo (Pil) della zona euro nel 2013, contro l’1,9% per la Grecia. Dunque, inizieremmo un braccio di ferro con la certezza di disporre di un margine di manovra più rilevante. Ovviamente affronteremmo anche la questione di una riforma dei trattati in materia di bilancio, per aumentare le spese per investimenti pubblici e sviluppare le politiche sociali, soprattutto in tema di pensioni, ma anche per mettere fine alla contrazione dei salari che erode i consumi.
Una volta avviate queste riforme, e solo allora, potremmo porre la questione del debito a livello europeo, nel quadro di una ristrutturazione che miri a collegare i rimborsi alla crescita economica, per esempio. Solo una strategia a livello europeo – che allo stato attuale non esiste – permetterebbe di immaginare un altro paradigma rispetto a quello delle politiche di austerità. Questa mossa farebbe emergere contraddizioni nei nostri avversari, soprattutto all’interno delle forze socialdemocratiche. Siamo consapevoli dell’immensa resistenza che essa incontrerebbe, nell’apparato statale spagnolo come nell’Eurogruppo; ma se un paese piccolo e debole come la Grecia è riuscito a diventare un tale fattore di instabilità nell’eurozona, la nostra capacità di sollevare contraddizioni di questo tipo in seno alle forze socialdemocratiche sarebbe ancora maggiore.
Diventerebbe evidente che il progetto europeo non è compatibile con le politiche di austerità, e ciò aprirebbe uno spazio di discussione politica sulla questione economica. Una primavera tanto lunga Le elezioni municipali dello scorso 24 maggio [che hanno visto la vittoria di Podemos e degli alleati a Madrid e a Barcellona] rappresentano un momento chiave nel processo di cambiamento, senza precedenti dall’epoca della transizione alla democrazia [avviata nel 1975 dopo la morte del generale Francisco Franco]. Benché il processo sia stato più lento delle nostre attese e speranze, siamo arrivati a una situazione nella quale il bipartitismo non consente più di capire la vita politica in Spagna. I due grandi partiti – il Partito popolare (Pp, destra) e il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe, sinistra) – hanno registrato il loro peggiore risultato elettorale dal ritorno del paese alla democrazia. Così, si apre una situazione inedita per le elezioni generali, perché la battaglia si giocherà intorno alla questione centrale: continuità o cambiamento. Non c’è dubbio che anche il Psoe cercherà di presentarsi come una forza di cambiamento, ma non gli sarà facile. Per Podemos, queste elezioni sono al contrario un appuntamento naturale, perché chiudono il ciclo politico aperto dalle manifestazioni del movimento del 15 maggio. Usciamo da un inverno difficile, nel corso del quale il nostro avversario ha pensato di poterci sconfiggere. Abbiamo perso colpi, ma abbiamo tenuto, e abbiamo affrontato le elezioni municipali, e le elezioni in Andalusia, in buone condizioni. Ma dobbiamo trarre alcune lezioni dalla campagna elettorale e dai risultati del voto. Per settimane siamo stati sulla difensiva. Ma gli sforzi per riappropriarci del nostro discorso originario – l’idea di rappresentare le classi popolari e difendere i diritti sociali, valorizzando l’azione dei movimenti sociali – si sono rivelati il miglior modo di incarnare il nuovo, la rigenerazione. Su questo terreno, Ciudadanos (Cittadini) non è in grado di lottare.
Altra lezione: la denuncia della corruzione come modello economico e politico del quale il Pp sarebbe la chiave di volta permette di introdurre uno spartiacque efficace. Su questo, è il Psoe che non è in grado di lottare contro di noi. I due assi – difesa delle classi popolari e rifiuto della corruzione, concepiti come le due facce della stessa medaglia – ci hanno consentito di essere l’unica forza politica capace di sfidare il bipartitismo in diverse municipalità. L’inverno sta finendo: è in arrivo una primavera che ci porterà al prossimo novembre. Il terreno non ci è favorevole, ma la nostra presenza istituzionale si affianca ormai alla nostra esperienza di lotta. Dobbiamo uscire dalle trincee nelle quali avevamo dovuto ripiegare; rimangono pochi mesi. Da qui ad allora, la possibilità di accordi con il Psoe è prima di tutto una questione di strategia, perché il nostro principale obiettivo – siamo sempre stati molto chiari in proposito –, sono le elezioni generali di quest’autunno. Dunque, ogni decisione, ogni situazione deve essere analizzata alla luce di questo appuntamento elettorale. Al tempo stesso non possiamo ignorare l’ampiezza del desiderio di cambiamento nella popolazione; dobbiamo mostrarci all’altezza.
Dunque, c’è la questione dei risultati elettorali, certo, ma c’è soprattutto quella della nostra capacità di far pressione sulle altre forze politiche. Quando ci chiedono: «Fareste accordi con il Partito socialista?», rispondiamo: «I socialisti prima dovranno fare una svolta di 180 gradi». Sappiamo che ci sono due tendenze nel Psoe. La prima è caratterizzata da una logica di sistema, o di regime, per la quale la priorità è fermarci, arrestare il movimento. Questo potrebbe tradursi in una grande coalizione con il Pp o con Ciudadanos. La seconda tendenza ragiona secondo una logica di partito: sa che questa opzione porterebbe all’implosione del Psoe e darebbe ancora più spazio a Podemos. La questione degli accordi sarà dunque regolata sulla base dei risultati elettorali, ma anche della nostra analisi delle diverse situazioni, tenendo conto della nostra capacità di utilizzare i dissensi fra i nostri avversari. Soprattutto se, come suggeriscono i sondaggi, la Spagna si dirige verso un sistema a quattro partiti, con risultati fra il 15 e il 25%. In Andalusia, la questione che si poneva non era formare una coalizione. Avevamo stabilito tre condizioni del nostro sostegno al Psoe per la formazione del governo regionale. Prima di tutto chiedevamo le dimissioni di due ex presidenti dell’Andalusia sospettati di corruzione (uno è all’Assemblea nazionale, l’altro al Senato). Inoltre, esigevamo che il governo andaluso non firmasse alcun contratto con quegli istituti finanziari che sfrattano persone senza proporre soluzioni abitative alternative. Infine chiedevamo una diminuzione del numero di funzionari politici di alto livello, così da permettere il reintegro del personale scolastico e ospedaliero licenziato durante la crisi. Non si trattava di un programma di governo, ma di tre condizioni che ponevamo per non sbarrare la strada al Psoe. Poiché i nostri risultati erano stati inferiori a quelli del Partito socialista, il nostro margine di manovra era limitato. Noi cerchiamo di far sì che ogni sostegno istituzionale da parte di Podemos – anche quando si tratta semplicemente di non opporsi a un’entrata in carica – si traduca immediatamente in misure sociali a testimonianza del fatto che un cambiamento è possibile (…). Queste richieste non costavano un centesimo; non aumentavano la spesa pubblica. Il Psoe ha scelto il sostegno di Ciudadanos. La creazione di questo partito è stata una mossa molto astuta, non tanto perché possa riuscire a togliere consensi a Podemos, quanto perché indebolisce il nostro discorso volto a presentarci come il nuovo, e riduce una parte dello spazio che i media ci davano per questa ragione. Ormai c’è un altro «partito del cambiamento», con caratteristiche molto diverse, perché Ciudadanos emerge in gran parte dall’interno dell’establishment liberale.
Questo ci ha portati a riformulare l’ipotesi Podemos. Il nostro principale obiettivo è sempre stato quello di occupare uno spazio centrale nel campo politico, traendo vantaggio dalla crisi. Questo non ha niente a che vedere con il «centro» politico del discorso borghese. In termini gramsciani, il nostro obiettivo in questa guerra di posizione è stato creare un nuovo «senso comune» che ci permetta di occupare una posizione trasversale al centro dell’arena politica di recente riconfiguratasi. Attualmente, lo spazio disponibile è stato ridotto dai contrattacchi dell’élite, a partire dalla promozione di Ciudadanos. Ora, dunque, il nostro compito è più delicato; richiede una nuova intelligenza strategica. Le iniziative dell’avversario, del resto, hanno creato nuove difficoltà anche all’interno del nostro campo. In primo luogo, la comparsa di Ciudadanos ci ricolloca all’interno di una logica che fin dall’inizio avevamo considerato perdente: quella dell’asse destra-sinistra tradizionale. Pensiamo che su questa base non ci sia possibilità di cambiamento in Spagna.
Oggi il pericolo per noi è essere ricondotti a quella polarità e non riuscire a definire una centralità nuova. In questo paesaggio, il discorso popolare di Podemos, organizzato intorno all’opposizione fra «chi sta in basso» e «chi sta in alto» (l’oligarchia), potrebbe essere reinterpretato come il discorso usuale dell’estrema sinistra, e questo esporrebbe il partito al rischio di perdere la propria trasversalità, privandolo della possibilità di occupare la nuova centralità. Infine, ci troviamo di fronte al rischio – che potenzialmente è anche un vantaggio – della normalizzazione. Non siamo più visti come degli outsiders, l’effetto novità si è attenuato, ma Podemos ha ormai acquisito forza ed esperienza; e ha una maggiore capacità di rappresentanza.
Dobbiamo imperativamente ridefinire o affinare il nostro discorso per far fallire il contrattacco e riaprire lo spazio che ci è stato chiuso. Non sarà facile. Tenere aperto il gioco politico È stata emblematica la visita ufficiale “del re di Spagna al Parlamento europeo, il 15 aprile 2015. Un evento che ci ha messi di fronte a una questione difficile: quella della monarchia. Perché difficile? Perché di colpo ci impedisce di essere al centro del terreno. Davanti a noi, grosso modo, due opzioni. La prima, adottata in genere dalla sinistra – come Izquierda Unida (Sinistra unita) –, consiste nel dire: «Siamo repubblicani. Non riconosciamo la monarchia, non andremo al ricevimento del re di Spagna. Non riconosciamo questo spazio di legittimità al capo di Stato». È una posizione che, pur avendo perfettamente senso sul piano etico e morale, ci collocherebbe subito nello spazio della sinistra radicale, in un quadro molto tradizionale. Alienandoci di colpo ampi strati della popolazione che provano simpatia per il nuovo re, comunque la pensino su altre questioni e indipendentemente dal fatto che associno il re precedente alla corruzione del vecchio regime. La monarchia continua a essere fra le istituzioni più apprezzate in Spagna. (…)
Dunque, due possibilità: o non andiamo al ricevimento e rimaniamo incastrati nella griglia di analisi tradizionale dell’estrema sinistra, che offre pochissime possibilità di azione; o ci andiamo, e Podemos si mescola alla classe politica, il che equivale a convalidare il quadro istituzionale. Insomma passare per traditori, monarchici o chissà che… Come abbiamo risolto il dilemma? Siamo andati al ricevimento, ma senza cambiare nulla al nostro modo di presentarci, con gli abiti di sempre, ignorando il protocollo. È una cosa molto piccola, ma è simbolicamente rappresentativa di Podemos. Inoltre, ho offerto al re i dvd della serie Il trono di spade (Game of thrones), presentandogliela come uno strumento di interpretazione di quel che accade in Spagna (…). Certo, si tratta di scelte delicate, ma sono le uniche che ci consentono di tenere aperto il gioco politico, di lavorare nel cuore di queste contraddizioni, insomma di mettere in discussione lo status quo, invece di essere relegati in una posizione pura ma impotente.”
(PABLO IGLESIAS)

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...