Costruiamo sogni possibili

non accettate sogni dagli sconosciuti

 

Le parole di Landini rilasciate al “Fatto Quotidiano” dicono una profonda verità, un importante punto di partenza per ricostruire un opposizione seria e di sinistra in questo paese. La sua idea è molto semplice ma anche molto nobile ed è la stessa ricetta dalla quale la sinistra è nata,cresciuta ed è diventata quel movimento di massa che in Italia e nel mondo ha potuto costruire speranza e benessere per tutti, bisogna ripartire dalla rappresentanza dei lavoratori nei luoghi di lavoro e nei luoghi della politica.

Bisogna insomma che la politica torni ad essere TRA LA GENTE, PER LA GENTE. Bisogna far si che la gente si senta rappresentata dentro e fuori i luoghi di lavoro.                             Dico questo perchè ultimamente mi trovo a lavorare( essendo un precario interinale, mi capita di cambiare lavoro spesso. Grazie signor Treu!!) in uno delle ultime frontiere lavorative che il nostro favoloso capitalismo italiano ci propone, il call center.

In quella jungla di umanità, in quel mondo che raccoglie tanti volti, tante storie di ordinaria resistenza alla crisi, ho trovato, parlando con loro, sicuramente due cose che mi hanno colpito.Primo: la totale mancanza di appartenenza ad una classe, ad un idea di riferimento, ad un gruppo a cui far capo.                                                                                 Secondo: Il totale isolamento collettivo, la totale depoliticizzazione di quei luoghi. Come se entrare li dentro e fare le tue 4-6-8 ore vuol dire entrare dentro un luogo che ti isola, ti chiude e non ti lascia interagire con l’ esterno se non attraverso la ripetitività delle chiamate che devi fare per riuscire a strappare più contratti possibili, che poi, forse, riuscendo ad accumulare un certo numero di contratti, ti permette di riuscire a prendere uno stipendio quasi normale.

Alienazione, ripetitività dei gesti e delle frasi, competitività tra gruppi e tra i singoli, tutto questo in un ambiente dove il lavoratore vive la sua frustrazione, le sue gioie, i suoi sogni e le sue paure da solo con la totale incertezza che il mese prossimo egli sia ancora in quel luogo di lavoro.

Ecco da dove ripartire!

Dai bisogni e dalle speranze di queste figure,dalle storie di vita di queste persone che ogni giorno lottano per tenersi stretto anche la più piccola speranza di normalità.                           Imparare ad ascoltarli, imparare a capire i loro sogni, le loro speranze e partire da quel desiderio di battere la paura di non farcela e incominciare a costruire un sogno collettivo. Solo così, solo iniziando a sporcaci le mani, solo confrontandoci con i lavoratori e valorizzando le loro esperienze, solo emancipando loro e i loro sogni potremo un giorno costruire una certezza non solo per loro ma per l’ Italia intera.

Cara sinistra costruiamo sogni possibili per tutti e tutte!

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