Trentanni tra sogni e paure al tempo della crisi

Ed eccoci arrivati a quota 30!!

Solitamente in altri periodi avrei dovuto essere il classico soggetto che inquadra il personaggio principale di TRAINSPOTTING(Mark Renton) nel suo monologo finale, o comunque avrei potuto essere il classico trentenne con una stabile situazione lavorativa che comunque fuori dal suo orario di lavoro si diverte a tornare adolescente.

Ma come si sa la crisi,oggi, cambia le carte in tavola, le cambia così tanto che il passaggio da un decennio all’ altro crea due stati d’ animo. O il più totale menefreghismo,per cui il cambiamento non viene percepito e quindi si crea “l’ eterno ritorno del presente”(“non lavoravo prima,non lavoro neanche ora,che dobbiamo farci?!?!?” frase detta da un mio amico che come me è diventato trentenne) o il soggetto prende coscienza del sua condizione di precario, di sfruttato,di non lavoratore,insomma di sfigato sociale e vive la sua condizione in totale depressione e solitudine.(il mio caso)

Un paese in cui i giovani vivono o con distacco o con preoccupazione lo scorrere del tempo è sintomo di un paese che ha un problema di fondo,cioè l’ incapacità di una classe dirigente di creare prospettive serie e sopratutto credibili.

Ma penso che ora tocca a noi organizzarci, dialogare,condividere pareri, dubbi,sogni, paure e perplessità.Tocca a noi capire che in ITALIA c è una e più generazioni che non avranno lo stesso futuro dei loro padri, che non guarderanno al futuro con speranza ma con timore o con totale distacco, come se quel momento di cambiamento, quello scatto di reni, non dovesse capitare mai.
Le varie esperienze in giro per il mondo (dalla Turchia,al Brasile,dalle primavera arabe, a vari movimenti indignados o i vari occupy) dimostrano l’ esistenza di un movimento generazionale ,non solo, capace di mettere in discussione lo status quo ma anche di cambiarlo.

In Italia finalmente il 19 OTTOBRE una grande manifestazione ha portato in piazza quella parta d’ Italia non rappresentata nell’ attuale panorama politico, descritta sole nei freddi numeri delle statistiche e forse in qualche articolo di giornale.
Era un popolo arrabbiato,stanco, che si autorappresenta e che voleva non più solo essere ascoltato ma voleva e chiedeva spazio politico.
Ecco io mi sento parte di quel popolo,stanco,arrabbiato,non si sento rappresentato, vivo con inquietudine il mio presente, con malinconia il mio passato e con paura il futuro.
Voglio cambiare questo paese,voglio avere la possibilità di guardare il futuro con ottimismo,voglio poter progettare il mio avvenire, voglio cambiarlo insieme a tanti e tante che ora hanno deciso di non levarsi il cappello davanti al potere.Qui e ora!

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