Il mio saggio

Mi preparo per andarlo a prendere, casa sua dista neanche un 50 metri dalla mia, stavo dormendo, come ogni buona domenica mattina, ma la voce di mia madre come un mantra dal tono però brutal-metal mi obbliga a svegliarmi, in fondo,dai, un po ha ragione.Mi infilo una tuta, qualcosa di veloce, pratico, esco, un caldo sole di fine marzo fa capolino tra le nuvole.
Mi muovo a passo svelto, sono già sotto il suo portone, non suono perché ho le chiavi,apro il cancello, salgo,apro la porta di casa, entro,grido:”Buongiorno”,sento che tu mi rispondi domando:”Chi è??”,faccio pochi passi nel corridoio entro nella tua stanza,ti sorrido:”Buongiorn a signrì, c è disc??”(Trad, Buongiorno a lei, che si dice?),tu mi guardi mi sorridi candidamente e mi rispondi:”Ehi ciao, tu sind?!?!”(trad, tu sind=tu sei).
Guardo il tuo corpo, provato,esile,stanco, il corpo di chi non si è tirato indietro di fronte a nulla, il corpo di uno che si è sacrificato per gli altri, per i suio affetti, per i suoi cari, mi avvicino, ti abbraccio, mi sorridi con un sorriso,semplice,dolce.
Ma mentre il corpo cede e a stento ti muovi, rimango colpito dai tuoi occhi, vispi, vivi, che trasmettono una forte voglia di vivere, mi parli con quegli occhi,carichi di gioia nel vedermi, mi chiedi come sto, se ho trovato un lavoro, mi parli della tua vita, la tua vita…..quante volte ho sentito i racconti della tua vita,dopo 29 anni li conosco a memoria.
Ti lascio parlare,faccio finta d’ ascoltarti, ma non penso ad altre cose, guardo te, ti osservo, vedendo quel corpo oggi,penso a te ieri, a quel ragazzo che nell’ immediato Dopoguerra lascia il proprio paese per affrontare l’ avventura del Nord Italia, solo, in un Nord che appena ti ha accolto ti ha fatto dormire per i primi mesi su di un paglierriccio in stanzini di legno ammassati l’uno accanto all’ altro a Porta Palazzo, che ti ha fatto respirare per una vita amianto, mastice,bitume e cemento plastico.
Mi parli con orgoglio del tuo lavoro, per te il lavoro è dignità,possibilità, crescita,per te il lavoro è stata la possibilità di poter far studiare e diplomare tuo figlio,la dignità di poter avere una casa tutta tua,la possibilità di poter sposare la donna che tanto amavi e che sarebbe diventata tua moglie.
Come ti riempi di orgoglio quando mi ricordi che hai partecipato ai lavori dell’ “ITALIA 61” e hai lavorato alla costruzione della Fiat di Rivalta, ti senti parte di una collettività chiamata ITALIA, quando mi parli è come se ti senti di aver contribuito alla crescita di questo nazione.Quanto sembra lontano quel mondo, quei sentimenti, quei valori per i quali hai sacrificato una vita.
Nel mentre stai parlando, squilla il mio cellulare,è mia madre, mi avvisa che è pronto da mangiare, chiudo la telefonata,tu mi guardi incuriosito,io mi alzo dalla sedia,mi avvicino al tuo letto e ti dico:”Hanno chiamato da casa, è quasi pronto da mangiare, andiamo nonno.”

Nonno, il mio saggio, un italiano orgoglioso del suo paese, perché si sentiva parte di quel paese.Riuscirò io e la mia generazione a sentirci orgogliosi di questo paese,per ora io mi sento orgoglioso del mio saggio.

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5 risposte a Il mio saggio

  1. Pino Picca ha detto:

    Commovente e toccante. Mi sembra il giusto incipit per un romanzo dalle tinte sbiadite di un flash back anni’60. Scrivi e riscrivi, perché solo in questo modo si cristallizzano i ricordi. Mi fai venire voglia di girare un film ambientato in quegli splendidi anni. Ottimo lavoro. Sono convinto che prima o poi le nostere strade si dovranno intersecare. Un abbraccio Andrea. Pino Picca

  2. franceschino malegri ha detto:

    bell’articolo, toccante

  3. franceschino malegri ha detto:

    vabbè si, c’è molto cuore

  4. giordana fiameri ha detto:

    anch’io ascolto spesso i racconti di mia nonna

  5. Alessandro Cecchi Paone ha detto:

    i vecchi non hanno ragione di esistere, che c’è da raffrontare ? anni passano e cambia tutto è sempre stato così, non sono saggi, semplicemente rendono fiaba un’epoca che la generazione precedente ancora riteneva decadente…un giorno seramo saggi anche noi quindi ?

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