100 anni dopo, cosa rimane?

 

“Aderire o non aderire?
La questione non si pone per me.
È la mia rivoluzione.”
(Ottobre, Vladimir Majakovskij)

Cosa rimane di quel 7 Novembre di 100 anni fa? Cosa rimane di quell’ assalto al cielo? Cosa rimane di quella stupenda utopia?
Ho riflettuto molto su queste domande in questi giorni, penso, senza ombra di dubbio, che di quella esperienza rimangano due elementi essenziali che sono la base della volontà del cambiamento radicale. Questi elementi sono senza dubbio la speranza e la lungimiranza. Questi due elementi sono stati la base sulla quale si è poi costruito tutti gli eventi che hanno portato alla presa del potere.
Ecco cosa rimane 100 anni dopo di quella storia.
Oggi,100 anni dopo, quegli uomini e quelle donne ci dicono che ad ogni sconfitta non bisogna arrendersi ma capire dove si è sbagliato per ritentare l’ assalto al cielo. Quelle storie ci raccontano la capacità di tante storie di farsi un unico popolo, un unica voce e tentare ciò che prima sembrava impossibile.
E allora, sentiamo vive e attuali quelle storie che ad un secolo di distanza ci indicano che nulla è impossibile per chi si nutre di una lucida speranza per cambiare questo mondo e renderlo un mondo di giusti e di eguali.

100 anni dopo…Buona rivoluzione a tutti/e!

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Elezioni in Sicilia, astensionismo o Fava?

di Aurora Cristina Vazzana

Tra poco meno di un mese gli amici siciliani torneranno alle urne per eleggere il nuovo Governatore dopo 5 anni disastrosi di governo Crocetta che hanno affossato ancora di più le città, ma tra le varie coalizioni trovare un candidato onesto e con la fedina penale pulita in questa tornata elettorale è come fare un terno al lotto,  come i programmi elettorali di quasi ogni partito ripropongono la creazione del ponte sullo stretto, come se fosse l’unica alternativa possibile per un cambiamento radicale del territorio siciliano, dei trasporti isolani e per la crescita dal punto di vista economico.

Secondo gli ultimi sondaggi condotti da Demopolis il candidato di centrodestra Nello Musumeci, la cui lista è appoggiata da altre 5 forze politiche quali Forza Italia, Popolari e Autonomisti, UDC, Diventerà Bellissima e da “Noi con Salvini” in lista unitaria con Fratelli d’Italia, risulta essere in testa al 36% un punto in più rispetto al candidato del MS5 Giancarlo Cancelleri che si ripresenta dopo il 2012 dove aveva conquistato un seggio. Il PD schiera Fabrizio Micari classe 1963, eletto nel 2015  rettore dell’Università degli studi di Palermo posizionato al 21%.

Claudio Fava  come nel 2012 (andò a finire diversamente 5 anni fa), torna in campo con la sua lista “ I Cento Passi” che si ispira all’omonimo film su Peppino Impastato, fortemente voluta e sostenuta in primis da Rifondazione Comunista, sempre secondo i sondaggi la sua percentuale si aggira intorno al 9% mentre la notorietà della sua lista cresce sempre di più secondo gli intervistati da Desmopolis ma lo stesso candidato sostiene che da altri sondaggi pubblicati dall’Istituto Piepoli risulta essere secondo davanti all’avversario Musumeci che si posizionerebbe intorno al 42%.

Ma il vero dato allarmante che emerge dai sondaggi è il 52% di astensionismo, un crollo totale della fiducia che i siciliani ripongono nell’istituzione Regione, che dal 2006 crolla dal 33% al 12 %.

Percentuali allarmanti che in noi devono far nascere un quesito: come è possibile che ancora una volta la sinistra alternativa al PD non riesca a convincere quei votanti delusi dalla politica?

Ogni giorno mi chiedo:” se fossi stata siciliana, avrei votato la lista Fava?”

Leggendo il programma elettorale di Fava, che spazia dalla messa in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico, all’uso di energie rinnovabili, al diritto allo studio  con la creazione di un reddito di formazione che garantisca a tutte le studentesse e a tutti gli studenti di studiare liberamente e di accedere gratuitamente ai servizi e ai beni culturali, per i quali va curata la promozione e la fruizione sociale, la copertura totale delle borse di studio per coloro che si trovano in difficoltà economiche, l’approvazione di un programma che garantisca la mobilità gratuita e l’alloggio a prezzi agevolati per gli studenti, il diritto alla salute che deve essere goduto da ogni cittadino e cittadina, fornendo le risorse necessarie per il funzionamento della sanità pubblica sottraendo i finanziamenti alle speculazioni affaristiche dei privati e il diritto al lavoro,  rendendo operativo l’Ispettorato del Lavoro in Sicilia dotandolo delle  delle risorse necessarie e dei servizi ispettivi, soprattutto per contrastare caporalato, abuso dei voucher, violazione delle misure di sicurezza. Se si vuole superare lo stato di crisi economica, creare occasioni di lavoro e ricchezza, bisogna puntare sulle opportunità offerte dall’agricoltura.

Un programma degno di una lista alternativa al PD, che avrebbe avuto il mio totale appoggio, se solo la scelta dei candidati rispecchiasse in toto la vera anima di Rifondazione Comunista che negli ultimi anni ha mandato avanti sui territori diverse lotte quali il diritto alla casa, vertenze sui trasporti dello Stretto, tanti compagni che hanno lottato in prima persona a fianco di tanti lavoratori e famiglie sfrattate.

Tornando al mio quesito, da compagna ,da militante di Rifondazione Comunista e da “ospite” che vive da anni in Sicilia nonostante il mio forte disappunto sulla scelta dei candidati, si sosterrei la lista Fava e per amore della terra che mi ospita inviterei ogni cittadino a leggere bene il programma elettorale, a non piegarsi più alle logiche del potere e della corruzione che hanno distrutto la “nostra” bellissima regione ma per una volta ad alzare la testa e votare l’unica lista pulita per una vera rinascita della Sicilia.

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La Spagna, la Catalogna e i rischi per l’Europa.

Tasse, tasse, tasse. Come nella seconda metà del 700, dove la causa della Guerra Civile Americana furono le tasse a portare all’ inevitabile scontro tra l’ allora tredici colonie americane e la corona inglese.
Ecco il vero problema della questione Catalana. Niente di politico, niente di storico o di culturale, solo economico. Le grandi lobby di Barcellona e della Catalogna sono stufe di pagare le tasse a Madrid e di non ricevere abbastanza indietro.
L’ uso di motivazioni storiche e culturali è solo un paravento dietro il quale si celano I reali interessi delle grandi realtà economiche della Catalogna e di Barcellona in particolare. Nel corso di questi anni, grazie alla crisi economica,gli indipendentisti catalani hanno visto aumentare il loro consenso, sopratutto tra la borghesia e la piccola e media imprenditoria impoverita.
Il rischio è dietro l’ angolo,ma quale? La Balcanizzazione dell’ Europa (per citare l’ ottimo articolo di Alberto Negri di qualche giorno fa), dove ogni regione, quasi sempre la più ricca, sarà così legittimata a puntare I piedi contro il governo centrale per avere benefit e privilegi. Un processo che potrebbe coinvolgere, sia pure in maniere differenti, anche Corsica, Fiandre, Norditalia, Sardegna.
Mi dispiace per certi compagni che si eccitano appena vedono due persone in piazza. Vorrei anche io la rivoluzione ad Ottobre e a 100 anni da quella del ’17 ma in qui moti, in quei tumulti, di bolscevico non vi è nulla.

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Elezioni in Germania, analisi e considerazioni.

 

Voti scrutinati, seggi chiusi. La Germania di oggi si ritrova con alcune certezze ma tante domande sul suo futuro.
Una di queste certezze è appunto la Merkel che viene riconfermata per la quarta volta alla guida del paese tedesco. Ad oggi la leader più longeva e duratura d’ Europa. Mettiamola così, forse la ben nota frase di Kissinger sul chi telefonare quando si vuole parlare con l’ Europa, ad oggi ha una risposta, Angela Merkel.
Lei la vera lady di ferro di questa Europa, oramai l’ unico politico che da oltre 10 anni siede sulla stessa poltrona di capo di stato ininterrottamente.
Ma questa volta la Merkel ha un sorriso amaro. Si,perchè a differenza delle elezioni precedenti l’ attuale Cancelliere arriva primo ma non vince. Per quanto la Cdu, il suo partito, sia arrivato primo, la Merkel sarà costretta a dover fare alleanze di governo. Il problema è con chi? I socialdemocratici del SPD di Martin Shultz, i veri sconfitti di queste elezioni, già all’ uscita dei primi exit poll si dichiaravano contrari ad una coalizione con la CDU e anche la tanto discussa coalizione Jamaica, chiamata così per via dei colori dei tre partiti che la comporrebbero( nero per la CDU, giallo per i liberali del FDP e verde per gli ecologisti), potrebbe non vedere la luce vista la contrarietà sia dei liberali che dei verdi.
Insomma non è una tornata facile per la Merkel che dovrà usare tutta la sua esperienza politica per risolvere tutti questi ingarbugliati nodi.

Ma vediamo ora le percentuali e I seggi presi dai singoli partiti per capire meglio la nuova composizione del Bundestag

1) CRISTIANO DEMOCRATICI (CDU + CSU): Il partito della Cancelliera uscente ottiene 246 seggi e in percentuale prende il 32, 93% dei voti. Insomma tanti, tantissimi voti per il partito della Merkel, tantissimi ma non sufficienti alla Cancelliera e ai suoi per governare da solo. Infatti la CDU/CDS perde la bellezza di 65 seggi e perde 8,61% di punti percentuale. La Cdu( e la Cds in Baviera) arriva in testa in quasi tutti I Land tedeschi( le macro-regioni tedesche)e se si guarda più nello specifico, circoscrizione per circoscrizione, notiamo come in alcune zone tocchi punte di voto del 57,7% . Insomma un partito capillare, omogeneo in tutta la Germania. Per citare qualcuno a me caro possiamo dire che la CDU ha seguito alla lettera la frase “Per ogni campanile, una sezione”, peccato che però qui si parla di democristiani.

2) SOCIALDEMOCRATICI (SPD): I veri sconfitti. Crollano al minimo storico dal 45′, non scompaiono come i loro omologhi francesi o belgi ma la mazzata è forte. Più volte descritto su questo blog nelle varie analisi del voto di altre nazioni europee, la sconfitta delle socialdemocrazia sembra inarrestabile. L’ SPD ottiene il 20,51 % che corrispondono a 153 seggi, perdendo circa 40 seggi e circa 5 punti di percentuale. Vincono solo nel Land di Brema, ottengono buoni risultati nei Land del Sud(Baviera,Baden-Wuttemberg) e nell’ Ovest della Germania( Saarland, Palatinato,Assia ad esempio), nelle circoscrizioni mediamente non scendono mai sotto il 10% e arrivano a toccare punte del 49,6%.
La SPD come tutti i partiti socialdemocratici europei esce con le ossa rotta, forse meno di alcuni suoi omologhi europei( vedi i francesi, ad esempio, cancellati dal quadro politico)ma esce pesantemente ridimensionata.Anche per loro sarà un analisi del voto dura e spietata.

3)AFD: I veri vincitori di queste elezioni. Il partito che si colloca a destra della Cdu fondato nel 2013 è stato il vincitore di queste elezioni. Il giovane partito entra per la prima volta nel Bundestag con ben 94 seggi e raccoglie il 12,64% dei voti. Un ottimo risultato per un partito così giovane che alla sua prima elezione raccoglie un così largo consenso. Partito euroscettico, nazionalista e nettamente conservatore, viene fondato con lo scopo di raccogliere il crescente sentimento anti-europeista tra l’elettorato tedesco.
Sui temi etici l’AfD è nettamente conservatore, disapprovando il matrimonio omosessuale così come le adozioni per coppie dello stesso sesso, si oppone all’aborto, è contro le politiche di “gender” come ad esempio l’incentivazione delle quote rosa e totalmente contro le politiche di aiuto dei migranti attuate dal governo della Merkel.
Il partito arriva primo nel Land della Sassonia ma ottiene buoni risultati in parecchi Land del paese in particolare nel Est della Germania, in molte circoscrizioni, sempre ad Est arriva ad ottenere punte del 37,4%.

4)FDP: I liberali tornano nel Bundestag dopo un assenza di 4 anni. Pagato lo scotto dell’ allenza con la Merkel i liberali escono nel 2013 per poi rientrarci a questa tornata elettorale dopo 4 anni. Il partito Liberal-Democratico è un partito sostanzialmente di centro che si rifà al liberismo classico ottiene a questo turno circa il 10,75% dei voti che gli permette di portare nel parlamento tedesco una pattuglia di circa 80 seggi. Ottengono principalmente buoni risultati in tre Land del Nord Ovest del paese, cioè Renania-Vestfalia, Bassa Sassonia e Schleswig-Holsteing a livello di circoscrizione ottengono il loro massimo punteggio con punte che arrivano circa al 15,7%.

5)Die Linke: Il partito a sinistra del SPD è uno altro dei vincitori di questo turno elettorale. Sicuramente in misura minore rispetto all’ AFD e ai liberali. Il partito guidato Katja Kipping e da Bernd Riexinger aumenta seppur di poco le sue percentuali ottenendo un 9,24% che li permette di poter aumentare la sua presenza nel Bundestag con 69 seggi. Ottiene buoni risultati in parecchi Land come ad esempio in Saarland e in Pomerania o nelle città-stato di Berlino e di Brema e in alcuni Land,sopratutto ad Est, si pone come unica forza di opposizione alle destre, come ad esempio nei Land della Sassonia,Turingia e Sassonia-Anhalt. Le sue percentuali nella varie circoscrizioni sono molto variabili, partendo da percentuali del 3% si arriva a toccare punte quasi del 40% in alcune circoscrizioni.Particolarmente forte nella Germania dell’ Est, nelle città di Berlino e Brema e nelle zone al confine con la Francia, in molti casi la Linke è stato l’ unico baluardo a sinistra contro lo strapotere della Cdu o del nuovo partito di destra AFD.
Sarà la Linke, come in altre elezioni europee, ad ereditare l’ elettorato del SPD e la sua tradizione storica come altri partiti di sinistra d’ alternativa hanno già fatto in Europa? Staremo a vedere da quanto la Linke sia capace ad essere attrattiva per quel elettorato.

6)I Verdi ( Grune): Di poco, ma avanzano.La formazione ecologista più forte d’ Europa esce da questa tornata elettorale rafforzata e aumenta la sua pattuglia nel Bundestag con ben 4 seggi più arrivando ad attestarsi a 67 seggi e 8,94% di consenso elettorale. Ottiene buoni risultati nel Land del Baden-Wurttemberg e nella città-stato di Amburgo.

La Merkel nei prossimi giorni terrà colloqui e incontri per decidere come procedere: ha comunque dalla sua parte il fatto che al momento a nessun partito interessa tornare presto a votare.
E quindi che fare? La Grande Coalizione sembra oramai terminata vista la chiusura del SPD e neanche la coalizione denominata Jamaica sembra una valida alternativa.I liberali non sono del tutto entusiasti di voler governare nuovamente con la Merkel, visto che l’ alleanza di governo con la CDU ha causato l’ estromissione della FDP dal Bundestag quattro anni fa e allora che succederà? A dircelo sarà il tempo e la bravura politica della Cancelliera di Ferro che in questi giorni sarà impegnata con tutte le forze politiche per provare a creare un nuovo governo per il più importante stato della Comunità Europea. Per ora da questa tornata elettorale emerge un quadro ancora più frastagliato, con una sola certezza, sarà ancora una volta la Merkel, al suo quarto mandato, a dover guidare la nazione “locomotiva d’ Europa”, in un epoca in cui le certezze sembrano svanire.

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L’ Africa, il debito, l’ immigrazione. (Idee e suggerimenti per una proposta di sinistra)

Mai come ora il tema dell’ immigrazione è un tema di primissimo ordine nella agenda politica nazionale ed europea.  Ad oggi la politica italiana, ma non solo, pone sostanzialmente tre posizioni. C’ è chi sostiene l’ accoglienza senza se e senza ma, chi dalla parte opposta,risponde con muri, la militarizzazione delle frontiere e con il reato di clandestinità e infine chi si pone al centro di questa diatriba, rispondendo che bisogna superare i freddi accordi delle burocrazie europee con nuovi accordi, altrettanto freddi, che permettono di dividere il peso sempre più massiccio di questi nuovi arrivi tra le varie nazioni europee.

In tutta questa dialettica c’ è spazio per una posizione alternativa allo status quo? Vi è la possibilità di parlare di questo tema ma giocando non sullo stesso terreno in cui si scontrano tutti? La sinistra (tutto ciò che sta a sinistra del Partito Democratico, precisiamo) ha qualcosa da dire per non finire altrimenti schiacciata in questa dialettica che alla fine non risolve il problema? Io penso di si.

Siccome ad oggi si sente spesso dire che la maggioranza dei migranti che sbarcano sulle coste europee è principalmente un migrante economico ( cioè chi va via dal proprio paese perché non vi è lavoro)  il problema quindi è che loro abbiamo la possibilità di lavorare nei propri paesi.

Ok, ma come?

Le politiche di aiuti di questi decenni nel continente africano si sono rivelate sostanzialmente poco efficaci o addirittura inutili. Dietro i tanti aiuti molto spesso si celavano forme di neocolonialismo economico che hanno portato quasi tutti i paesi dell’ Africa ad essere nuovamente ricolonizzati. Questa volta però il processo di colonizzazione non è stato fatto con i mezzi della forza bruta ma con un arma più sottile, il debito.

Si il debito, la principale causa di impossibilità di spesa di una nazione. La maggioranza dei paesi africani è impossibilitata nel creare sviluppo nella propria nazione a causa del suo debito contratto con i cosiddetti “paesi sviluppati” ( principalmente Europa e USA). In questi decenni molti dei paesi africani hanno accumulato debiti così grandi da non poter più pagare i loro creditori e così facendo sono stati costretti a tagliare prima il loro welfare state e poi a cedere pezzi consistenti delle loro terre alle multinazionali dei paesi creditori.

Ecco, se si vuole frenare l’ ondata migratoria dal continente africano si deve andare a colpire alla radice del problema.

La cancellazione del debito dei paesi africani è la battaglia politica che la sinistra, in Italia come in Europa, dovrebbe fare provando a spostare l’ obbiettivo sul vero problema, cioè cancellare l’ opprimente debito che attanaglia i paesi africani e costringe loro a non poter creare nessuna politica di sviluppo per la loro nazione.

Ecco il campo nuovo. Ecco il terreno dove la sinistra tutta dovrebbe giocare. Non è un tema sostanzialmente nuovo, già nei primi anni duemila fu fatta dalla Chiesa Cattolica e da molte associazione una campagna che chiedeva la cancellazione del debito, ma mai come ora questo tema risulta attuale e centrale se si vuole sconfiggere il problema.

Riapriamo la discussione, riapriamo la sfida con la possibilità di dialogare sia nella Europa stessa che tra le sponde opposte del Mediterraneo. Aprire questa battaglia sul debito africano vuol dire aprire, anche da noi, la questione del debito che ci attanaglia sia come paese, che come popoli del sud dell’ Europa abbiamo nei confronti dei paesi nord europei e magari provare a ripensare ad un altra idea di spazio geografico e di politica che veda le sponde del Mediterraneo come un unica casa comune.

 

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Tanto tuonò che piovve.

( analisi delle amministrative e ballottaggio)

Così si può sintetizzare il risultato elettorale di questa domenica di ballottaggi. Abbiamo più volte analizzato qui il rischio che il Partito Democratico correva nel caso di evento elettorale. Come altri partiti socialdemocratici d’ Europa fino ad ora anche il PD esce da questa tornata elettorale con le ossa rotte.
Come per il PSOE o PSF il Partito Democratico paga lo scotto di aver guidato il paese con riforme sbagliate e impopolari. Ad averne la meglio ovviamente il m5s e le destre, che si affermano,sopratutto quest’ ultime, con importanti risultati in storiche roccaforti della sinistra e del centrosinistra, Genova e Sesto San Giovanni su tutte, per citare alcuni casi.
Dal comunicato rilasciato sul profilo FB del Segretario Matteo Renzi sull’ analisi del voto nulla sembra turbare il leader del PD che anzi continua perla sua strada liquidando tutto con un risultato a “macchia di leopardo” e dicendo sostanzialmente che alle amministrative non prevale il voto ideologico ma il voto di preferenza alla persona. Insomma pur di non ammettere la sconfitta ci si inventa scuse e si trova sempre lagiustificazione a tutto. Un po come quello che trova la moglie al letto con l’ amante e per non passare da cornuto si inventa strane scuse e voli pindarici senza avere il coraggio di ammettere la tragica verità.
In questo situazione il magma di soggetti, sigle, partiti e movimenti che si trova a sinistra del Partito Democratico deve iniziare a trovare una propria identità e una propria strada. Bisogna costruire un soggetto a sinistra autonomo e che sia il riferimento di quella larga parte della società che o non va a votare o se decide di votare consegna il suo voto alla rabbia dei populismi o alle demagogie delle destre. Le buone esperienze di sinistra sui territori ci sono, partiamo da loro, mettiamole insieme e riprendiamo a lottare

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Rodotà

Con Rodotà se ne va una parte nobile di questo paese, quello dell’ impegno civile, quella del trasmettere la passione per il diritto e per il senso civile di questo paese. Da oggi siamo tutti un po più poveri.

 

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