Tanto tuonò che piovve.

( analisi delle amministrative e ballottaggio)

Così si può sintetizzare il risultato elettorale di questa domenica di ballottaggi. Abbiamo più volte analizzato qui il rischio che il Partito Democratico correva nel caso di evento elettorale. Come altri partiti socialdemocratici d’ Europa fino ad ora anche il PD esce da questa tornata elettorale con le ossa rotte.
Come per il PSOE o PSF il Partito Democratico paga lo scotto di aver guidato il paese con riforme sbagliate e impopolari. Ad averne la meglio ovviamente il m5s e le destre, che si affermano,sopratutto quest’ ultime, con importanti risultati in storiche roccaforti della sinistra e del centrosinistra, Genova e Sesto San Giovanni su tutte, per citare alcuni casi.
Dal comunicato rilasciato sul profilo FB del Segretario Matteo Renzi sull’ analisi del voto nulla sembra turbare il leader del PD che anzi continua perla sua strada liquidando tutto con un risultato a “macchia di leopardo” e dicendo sostanzialmente che alle amministrative non prevale il voto ideologico ma il voto di preferenza alla persona. Insomma pur di non ammettere la sconfitta ci si inventa scuse e si trova sempre lagiustificazione a tutto. Un po come quello che trova la moglie al letto con l’ amante e per non passare da cornuto si inventa strane scuse e voli pindarici senza avere il coraggio di ammettere la tragica verità.
In questo situazione il magma di soggetti, sigle, partiti e movimenti che si trova a sinistra del Partito Democratico deve iniziare a trovare una propria identità e una propria strada. Bisogna costruire un soggetto a sinistra autonomo e che sia il riferimento di quella larga parte della società che o non va a votare o se decide di votare consegna il suo voto alla rabbia dei populismi o alle demagogie delle destre. Le buone esperienze di sinistra sui territori ci sono, partiamo da loro, mettiamole insieme e riprendiamo a lottare

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Rodotà

Con Rodotà se ne va una parte nobile di questo paese, quello dell’ impegno civile, quella del trasmettere la passione per il diritto e per il senso civile di questo paese. Da oggi siamo tutti un po più poveri.

 

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25 aprile. Ieri, oggi, sempre.

Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti,

mi trovo senz’altro a breve distanza dall’ esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia.

Il sole risplenderà su noi “domani” perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi.

Voi siate forti come lo sono io e non disperate.

Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albino che sempre vi ha voluto bene.

Albino Abico

Di anni 24 – operaio fonditore – nato a Milano il 24 novembre 1919 -. Prima dell’8 settembre 1943 svolge propaganda e diffonde stampa antifascista – dopo tale data č uno degli organizzatori del GAP, 113a Brigata Garibaldi, di Baggio (Milano), del quale diventa comandante -. Arrestato il 28 agosto 1944 da militi della “Muti”, nella casa di un compagno, in seguito a delazione di un collaborazionista infiltratosi nel gruppo partigiano – tradotto nella sede della “Muti” in Via Rovello a Milano – torturato – sommariamente processato -. Fucilato lo stesso 28 agosto 1944, contro il muro di Via Tibaldi 26 a Milano, con Giovanni Aliffi, Bruno Clapiz e Maurizio Del Sale.

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Voto francese, vincitori e vinti.


A urne oramai ben più che chiuse possiamo delineare con molto chiarezza chi sono i vincitori e i vinti di questa campagna elettorale.
I vinti.
1) Partito socialista francese. Poche cose rimangono certe in questo mondo. Una di queste e che ad ogni elezione un partito di stampo socialdemocratico crolla alle elezioni. Questa volta non è stato un partito socialdemocratico a caso,ma quello francese.
Una notte buia sul partito socialista francese, la più buia! Con il suo Benoit Hamon che brancola fra il 6 e il 7%. Il fatto è epocale. Perché il rapporto Francia-socialismo è incastonato nella storia di quel paese da secoli: senza contare che fu la Grande Rivoluzione del 1789 a incubare valori e modelli organizzativi che poi alimentarono il fiume socialista.
Ma forse quei valori, quelle strade erano già da tempo state abbandonate. Il PSF paga come molti partiti socialdemocratici il prezzo delle sue mire governiste scegliendo, anche lei come altri partiti, di servire i mercati e non il popolo. Hamon ha il volto della disfatta e subito ha dato indicazione per votare Emmanuel Macron ma i problemi maggiori non sarà chi votare al secondo turno, sarà come ripartire.

2) Ump: Medaglia di bronzo. Anche loro pagano lo scotto di essere considerati un partito di establishment ma a differenza del partito socialista loro possono tranquillamente giocare una campagna comunicativa tutta incentrata sul loro ruolo di opposizione…ma ahimè si dimenticano dei loro anni al governo con Sarkozy e delle scelte scellerate sopratutto della sua politica estera. Tutto sommato dopo un inizio di campagna elettorale un pò travagliato, con addirittura accuse di probabile corruzione del loro candidato Fillon, portano a casa un discreto successo con il loro 20% arrivando anche primi in importanti centri cittadini e arrondissement( municipalità delle grandi città), in alcune isole e territori d’ oltre mare come Mayotte,San Martin e San Barthèlemy e in Nuova Caledonia. Certo non male come risultato…peccato che erano I candidati più quotitati a succedere alla presidenza al posto dei socialisti. Ora gli eslusi dalle primarie( Sarkozy in testa )potranno sguainare le spade e cercare vendetta nel loro partito. Vendetta tremenda vendetta!!

I vincitori

1)En March!, Emmanuel Macron: Il vincitore, o almeno colui che a queste elezioni è arrivato primo. Con il 24% dei voti il buon Macron raccoglie parte dei voti dei Partito Socialista e parte dei voti del UMP. Insomma con un stile e con un partito totalmente nuovo, posizionandosi al centro dello scacchiere politico, l’ ex ministro del governo Valls raccoglie consensi ovunque. Non sono mancate le solite similitudini giornalistiche, chi lo comparava a Renzi, chi a Rivera di Ciudadamos. Indipendentemente dalle comparazioni Macron non è certo nuovo alla politica e al suo mondo. E’ stato consigliere del presidente socialista François Hollande. Il 26 agosto 2014 ha ricevuto l’incarico politico di ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale nel secondo governo di Manuel Valls, nominato da Hollande, ha detenuto la carica fino al 30 agosto 2016, quando ha rassegnato le dimissioni in previsione di una sua candidatura alle presidenziali. Dopo che però la sua candidatura non è stata accettata dal Partito Socialista il buon Emanuel non si è perso d’ animo ed è riuscito a creare un movimento tutto suo, En March! appunto. Il voto di Macron è sostanzialmente omogeneo e interclassista. L’ area principale del suo voto si colloca principalmente nelle zone del centro della Francia e tutta quelle regioni che confinano con la Manica e l’ Oceano Atlantico oltre che il voto in larga parte delle arrondissement di Parigi è primo in molti importanti centri come, Nantes, Bordeaux, Rennes e Brest ad esempio.
Insomma Macron ad oggi è il potenziale candidato ma riuscirà a raccogliere I voti e I consensi degli altri partiti per questo secondo turno. Sia il Ps che l’ UMP si sono già dichiarati favorevoli al voto per lui, ma non basta!Per sconfiggere la Le Pen serve un fronte più ampio possibile.Riuscirà il buon Emmanuel a tenere tutti dentro contro il nemico comune? Lo scopriremo solo vivendo…

2)Front National, Marine Le Pen: Se Macron è il vincitore perchè è arrivato primo. Lei è la vincitrice morale pur arrivando seconda. Anche lei,come Macron sola contro tutti. La bionda Marine è senza dubbio una vincitrice in questa campagna elettorale. Sull’ onda della paura e della crisi, con temi e argomentazioni che colpiscono la pancia dell’ elettorato la Le Pen raccoglie consensi a piene mani andando a pescare i suoi voti in zone e in classi sociali che storicamente non sono mai state di destra.
Il suo voto principalmente si colloca in due zone tutto il sud della Francia e la zona nord ovest, sopratutto quelle al confine con la Germania e il Belgio. Non vince nei grandi centri urbani a parte Calais, Lens al nord e Perpignan al sud e in Corsica nella città di Ajaccio. Insomma col 21,30 % dei consensi la Le Pen si candida anche lei come sfidante di Macron alla corsa dell Eliseo.Dalla sua però la Le Pen non può contare sul consenso di nessun partito e infatti già sapendo questo nelle sue prime dichiarazioni post voto la kaiser del Front National non si è rivolta ai partiti ma al popolo, che peraltro ha invocato in tutta questa campagna elettorale( non solo lei a dire la verità). Ad oggi, indipendentemente dal risultato del secondo turno il risultato della Le Pen segna, ahimè!, il punto più alto in Europa delle destre razziste e xenofobe. Quindi evitiamo di alzare ulteriormente l’ asticella.

3)Front de gauche, Melenchon: Con la piattaforma “France Insoumise”(che poi è anche il suo slogan elettorale) Melenchon raccoglie un fronte ampio di soggetti della sinistra. Oltre al Fronte della Sinistra in cui dentro troviamo il Partito Comunista Francese, Partito di Sinistra, Sinistra Unitaria, Sinistra Anticapitalista, troviamo in questa piattaforma altri soggetti politici come i Verdi e altre liste minori.
Lo slogan giusto, una comunicazione politica chiara, semplice,efficace e unita alla buona oratoria del candidato portano il buon Jean-Luc a ottenere un ottimo risultato. Con il 19,60% dei voti Melenchon si piazza quarto e per poche centinaia di voti non avviene il sorpasso con l’ UMP di Fillon. Una campagna elettorale che ha colpito sia sull’ immaginario che alla pancia della gente. Una campagna incentrantata a raccogliere il malessere popolare e nell’ indirizzarlo verso coloro che hanno veramente causato questa crisi. Il suo target politico è stato molto simile al target politico della Le Pen, infatti non stupisce se guardando i grafici molto spesso questi due candidati si siano trovati a pochi voti di scarto l’ uno dall’ altro. Dove uno era primo l’ altro vi era subito dopo.
Melenchon raccoglie i voti di buona parte del Partito Socialista, sopratutto raccoglie voti e consensi da chi è stato colpito maggiormente dalla crisi, insomma un voto popolare che ha il suo zoccolo duro nei giovani e nelle città, sopratutto operaie.
Melenchon raccoglie consensi sia dentro che fuori, nei territori d’ oltremare. E’ primo in Guyana( con uno scarto minimo dalla Le Pen), vince in Martinica, Saint-Pierre et Miquelon e nelle isola della Réunion.
In Francia vince nelle regioni della Dorbogna,Ariège(anche qui uno scarto di 5 punti dalla Le Pen) e Senna-Saint Denis. Per quanto riguarda le grandi citta vince a Marsiglia(con uno scarto di 1 punto sulla Le Pen), Tolosa, Lille, Le Havre, Grenoble( qui vince di poco, ma contro Macron), Avignone, Montpellier, Nimes e in due municipalità di Parigi. Insomma un risultato niente male per un candidato e una coalizione che alle presidenziali del 2012 prese circa 11% e che nel corso del tempo è andata via via aumentando il suo consenso elettorale.
E ora “CHE FARE” al secondo turno? Macron o la Le Pen? Ma sopratutto Melenchon e il Front de Gauche sono potenzialemente destinati a raccogliere consenso e i voti del Partito Socialista Francese? Riusciranno a raccogliere quell’ eredità politica?O cercheranno nuove strade?
Penso che loro in Francia,come noi in Italia, come larga parte delle sinistre in Europa, sopratutto quelle che vivono in paesi colpiti da questa crisi, siano in una fase della storia in cui debbanno reinventare molte cose, prassi politiche, modalità in cui si partecipa alla vita politica,strutture politiche.Quello che è certo e che valori, sogni e speranza non vadano reinventati. Siamo solo all’ inizio.

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Ha vinto il lavoro, ha vinto la dignità, ha vinto il sindacato

 

Nella più totale solitudine la CGIL è riuscita ad ottenere un grande risultato. Anche il Senato come la Camera ha votato a larga maggioranza per l’ abolizione dei voucher, da ieri sera i voucher non sono più “un contratto” di lavoro. Un grande risultato del sindacato dal quadrato rosso che oggi rilancia la sfida non più con battaglie di difesa dei diritti ma finalmente gioca in attacco con proposte e idee di legge. .Questa vittoria non solo la vittoria della CGIL ma è la vittoria di tanti e tante che non solo hanno firmato ai banchetti che per mesi hanno riempito le strade e le piazze di questo paese ma è una vittoria di tanti e tante che vivono una condizione di lavoro precario, difficile,molto spesso sfruttato è mal pagato. Ma da oggi messaggio è chiaro, LOTTARE si deve e VINCERE si può! E ora la nuova sfida, la Carta dei Diritti dei Lavoratori e delle Lavoratrici.
Avanti, riprendiamoci quello che in questi anni ci è stato tolto!
Al lavoro alla lotta!

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“Non c’è cosa più bella del corso Neva, almeno a Pietroburgo: per essa è tutto. Di che non rifulge la strada regina della nostra metropoli? So per certo che neppure uno di questi incolori e burocratici abitanti darebbe il corso Neva per quanto oro vi è al mondo” (La Prospettiva Nevskij, Gogol, Racconti di Pietroburgo) 

#StPetersburg
#PrayForRussia 

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Il voto olandese


Il risultato uscito dalle urne ci rivela alcune spunti di riflessioni molto interessante.
1) Il razzista paura non fa.
Il partito di estrema destra Partij voor de Vrijheid(PVV) non va oltre il 13% e anche se rispetto al 2012 il partito è aumentato nei consensi di circa il 3%. La paura dell’ uomo nero, dello straniero, del diverso non è vincente, almeno in Olanda.
Insomma la tanto temuta vittoria del partito guidato da Geet Wilders non è avvenuta.
Tanto rumore per nulla!
2)I socialdemocratici i veri sconfitti.
Il Partij van de Arbeid (PvdA), il partito di ispirazione socialdemocratica, di centro sinistra (per intenderci l’ omologo del nostro Partito Democratico) è il vero sconfitto da queste elezioni. Perdono il 19% dalle elezioni del 2012 passando dal 24,8% a un misero 5,7% . Il disastro del risultato elettorale ricorda molto il risultato del voto greco dove il PvdA veste i panni del suo omologo greco, Pasok.
Insomma l’ ennesimo partito socialdemocratico europeo a pezzi dopo il risultato elettorale. Forse sarebbe opportuno in Europa, come in tutto il cosiddetto mondo occidentale,ripensare ad un nuovo modello di centro-sinistra visto che il modello socialdemocratico è ufficialmente in crisi. Finito? Forse. Gli altri partiti socialdemocratici sono avvisati. Il partito socialista francese e quello tedesco, potrebbero essere I prossimi.
3)C’è destra e destra.
Il Volkspartij voor Vrijheid en Democratie (VVD) si conferma il primo partito anche a questo turno elettorale. Perde circa il 5% dei voti passando da un 26,5% al 21,3% a livello di rappresentanti in aula perde circa 8 rappresentanti. Poco male, perchè il partito del premier uscente Mark Rutte ha comunque i voti per poter formare un governo con altri partiti senza l’ aiuto del Pvv di Wilders. Il VVD è un partito di centro-destra di stampo liberale conservatore, europeista, antixenofobo, liberal dal punto di vista dei diritti della persona. Insomma un partito di destra impossibile qui in Italia, dove la destra e gli italiani( per usare alcune parole di Montanelli) “Non sanno andare a destra senza finire nel manganello”.
4)La vera sorpresa.
Altro che i nazisti dell’ Illinois o gli xenofobi di Utrecht, la bella sorpresa arriva da sinistra. Mentre tutti i media europei erano concentrati sul partito di destra di Wilders, pochi, se non quasi nessuno aveva capito invece che lo spostamento dei voti del popolo olandese non era a destra ma a sinistra. Un vero è proprio boom di successi per i partiti posti a sinistra PvdA. Parliamo di tre partiti in particolare. GroenLinks(Sinistra Verde) un partito di stampo di stampo ecosocialista, passato dal 2% delle precedenti elezioni al 8%, riuscendo a conquistare seggi importanti come quello di Amsterdam. Confermano il loro buon risultato il Socialistische Partij (Partito Socialista, conosciuto anche come il partito del pomodoro) che rimane sempre sul 9%. Il terzo partito è il Partij voor de Dieren(PvdD, in italiano, partito degli animali) che passa dal 1% a quasi il 4%. A questi partiti dobbiamo segnalarne un quarto,nato da poco tempo che si chiama Denk. La sua particolarità è che è nato da due olandesi di origine turca che dopo aver lasciato il PvdA hanno deciso di fondare un partito fortemente antixenofobo e ambientalista. Alla loro prima elezione questo partito ha ottenuto un modesto 2%. Risultato modesto,certo, ma utile a portare a casa una rappresentanza parlamentare.
In totale tutti questi partiti sommati insieme hanno una rappresentanza parlamentare di 36 rappresentanti. Un corpo di parlamentari non da poco che può incidere in maniera determinante sulla politica del paese.

Insomma, buone notizie dall’ Olanda. Nulla è perduto, per l’ Europa e per la sinistra.

#mastropensiero

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