Referendum, tanta apocalisse per nulla. #mastropensiero

Se vinceva il NO doveva esserci l’ invasione delle cavallette, l’ apocalisse, il crollo delle borse, i palazzi in fiamme, il caos per le strade, Barbara D’ Urso h24 e a reti unificate e non si capisce che altre cose dovevano succedere!! Ma,invece, a 48 ore dal voto, le borse chiudono col segno positivo, tutti noi continuiamo a condurre le nostre vite e tutto è sereno e tranquillo.                                                                                                             Questa stabilità delle borse è dovuta a due fattori.

A) Le Borse già avevano fiutato la possibilità di una vittoria del NO e a differenza della Brexit o della vittoria di Trump sono subito corse ai ripari. B) Questo referendum non interessava a nessuno, o forse, l’ Italia stessa non interessa a nessuno. Se non siamo stati capaci di creare neanche una minima turbolenza nei mercati, neanche un sussulto nei flussi economico borsistici vorrà dire che questo paese è poco attrattivo, poco importante, insomma economicamente morto.

Un ottimo risultato dei mille giorni del GOVERNO RENZI!

#mastropensiero

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Cosa voto il 4 dicembre?

 E’ inutile che faccia proclami ne sono stati fatti molti, troppi. A questo punto penso di essere più diretto e dire cosa voterò Domenica.no-al-referendum-costituzionale

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Addio Lider Maximo.

fidelcastrol

“Non vi dico addio. Spero di combattere come un soldato delle idee.”(Fidel Castro). Addio COMPAGNO FIDEL!!

 

 

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Elezioni americane, vince Trump. (Le mie prime impressioni)

clinton-vs-trump

I dati parlano chiaro Donald Trump ha vinto.

Ora con ancora i dati che si vanno a comporre provo a dare alcune mie prime considerazioni.

1) I sondaggi hanno fallito. Per mesi ci avevano detto che la Clinton era in vantaggio, che la Clinton era in testa, che la Clinton è sicuramente la favorita alla carica da presidente. Ecco i dati hanno detto tutto il contrario.Dopo la Brexit anche queste elezioni confermano la fine dei sondaggi come mezzo per studiare la società.

2)Trump ha vinto perchè è stato sottovalutato e in politica come in guerra, MAI SOTTOVALUTARE UN NEMICO!

3)Trump si è andato a prendere il voto di due categorie ben precise. La media borghesia bianca impoverita e la working class(principalmente bianca)abbandonata in questi anni presentandosi con tre argomenti chiave, lavoro,sicurezza e odio.

4)Trump ha vinto perchè si è andato a prendere parte dell’ elettorato democratico e non che aveva sostenuto Sanders (che sarebbe stato l’ unico a poter battere Trump).

5)Da domani(anzi oggi) finisce un era politica.Penso che il Partito Democratico e il Partito Repubblicano siano finiti. Trump ha sfidato tutti e a vinto. Sanders ha costretto la Clinton e il partito democratico a spostare a sinistra l’ asse della discussione politica. La loro spinta propulsiva,come partiti, è finita, bisogna cercare strade nuove, reinventarsi.

6) La vittoria di Trump è la consacrazione dei populismo di destra a livello mondiale.

7) Le minoranze non hanno votato. I dati sembrano dirci che l’ elettorato ispanico e l’ elettorato nero non si sia mosso di casa. Al contrario il voto dell’ elettorato bianco e della working class è stato un voto compatto e molto indirizzato verso Trump
Insomma da una prima analisi la vittoria di Trump è una vittoria ben costruita, ragionata, precisa, che ha saputo andare nelle radici più profonde del malcontento americano.

Ps: E meno male che secondo i giornali italiani Trump era un idiota!!

#mastropensiero

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YouTube (e l’ Italia) visti da uno Youtuber.

Salve a tutti/e.

Finalmente dopo poco più di un mese torno a scrivere. Vi scrivo per dirvi alcune simpatiche novità che troverete potrete trovare all’ interno del blog. E poi…passiamo direttamente all’ articolo.

Innanzitutto come avete notato ogni tanto mi avvarrò del contributo di qualcuno per scrivere gli articoli in questo blog. L’ avete già notato nell’ articolo che parlava del Giappone, ma ne troverete altri in seguito,insomma, vedrete e scoprirete! Un altra cosa simpatica che ci sarà e che non userò solo la scrittura ma anche altri mezzi per interagire meglio su questo blog. Dopo questa veloce premessa ecco chi ho avuto il piacere di intervistare in questa mia prima intervista,lui:

 

Per chi non lo conosce lui si chiama Ernesto, in arte Big Erny e di professione fa lo YouTuber. Da molti anni  ha un canale tutto suo dove riscuote un grande successo tra il popolo di YouTube.

Qui troverete il link dell’ intervista che ho avuto il piacere di farli:  https://www.facebook.com/La-vita-al-tempo-della-crisi-1813683505554064/

Date un occhiata e come sempre,fatemi sapere cosa ne pensate.

 

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Questa Puglia è già un lusso.


Caro signor Briatore

In merito alla sua delirante dichiarazione sulla Puglia lei dovrebbe sapere che qui non esiste solo il turismo di classe. La Puglia può vantare un ampia varietà di offerte turistiche. Da quelle religiose a quelle di solo mare-divertimento, passando per il turismo enogastronomico a quello naturalistico e anche a quello culturale. Insomma ce n’è per tutti. Ah tutto questo ovviamente 365 giorni l’ anno!

La verità e che lei pensava di arrivare qui e fare lo splendido con i suoi soldi e con la sua corte celeste di amici, star e starlette pensando che noi qui l’avremmo accolto con il tappetto rosso e facendole fare il cazzo che gli frega( tipica espressione locare x dire che può fare ciò che vuole).                                                                                                                           Ma mi dispiace Signor Briatore io non scambio il mio Castel del Monte per il suo Billionare. Se li tenga cari cari i suoi soldi, anzi si tenga caro caro il suo locale in Versilia e il suo mega yacht in Costa Zurra.                                                                                               Questa Regione non è in vendita!

#mastropensiero

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Cosa accade in Giappone?

Di Alberto Gigli

Mi è stato chiesto di scrivere due parole riguardo la situazione attuale del Giappone, infatti credo, almeno per quanto riguarda l’informazione giornalistica, ci siano solo due o tre italiani che riescono a dare una informazione corretta e un’idea di quello che è il Giappone oggi. Io non sono un giornalista sono laureando di lingua e letteratura giapponese all’università, ma con una grande passione e amore per il Giappone e quindi cerco di mantenermi aggiornato il più possibile su questa realtà ma non ho di sicuro né l’ardire né la presunzione di essere un esperto anzi la strada è ancora lunga e oggi, grazie a questa gradita occasione, posso spiegare per lo più il mio punto di vista su quello che sta succedendo in Giappone direttamente dal Giappone, grazie alla mia permanenza qui.
La prima cosa che mi verrebbe da dire parlando di Giappone è ovviamente che non siamo più nel periodo antecedente agli anni ’90, la situazione è totalmente differente ora. Infatti il Giappone dal dopoguerra fino al 1991 ha avuto un’economia molto dinamica, attiva e in perenne crescita, molti esperti dicono che addirittura il Giappone avrebbe più volte superato gli Stati Uniti in termini di PIL, e questa grande e veloce crescita non si rifletteva solamente nelle grandi aziende o in alcuni settori specifici, ma era sentita direttamente dalla popolazione, basti pensare che prima della famosa esplosione Bolla economica giapponese circa l’80% dei giapponesi si categorizzava come benestante o appartenente alla classe media, cosa che non si può dire oggi, inoltre oltre all’ambito economico la costante crescita si rifletteva anche nella crescita demografica, ormai in crisi da decenni in Giappone.
Oggi la situazione è cambiata radicalmente, da quei maledetti anni ’90 il Giappone non è più tornato ruggente come prima, ma dobbiamo essere onesti, e dire che la situazione non è come quella in Europa né in America, certo non c’è più il benessere di una volta ma non si hanno certe difficoltà che si hanno nel resto del mondo industrializzato, però bisogna essere ugualmente onesti dicendo che ovviamente negli ultimi anni stanno venendo fuori delle problematiche a volte simili a quelle europee o americane, che se non risolte subito porteranno il Giappone allo stesso livello di molti Paesi stranieri. Naturalmente il Giappone né era né è il paradiso ma ancora oggi non è impossibile trovare lavoro, per i giapponesi. Infatti ci sono una miriade di lavori part-time in qualsiasi settore, mentre la ricerca del lavoro, per quanto riguarda gli studenti universitari, è completamente differente da quella che è in Italia o nella maggior parte del mondo, infatti qui l’ultimo anno di università, il quarto, è focalizzato sulla ricerca del lavoro, così una volta laureati i neolaureati vengono assorbiti subito nel mondo del lavoro. Qualche anno fa leggevo una statistica che diceva che oltre l’80% dei neolaureati giapponesi trova lavoro nell’immediato periodo post-universitario, a differenza dell’Italia dove i neolaureati o i laureandi, devono cercare lavoro solo dopo aver ottenuto una qualsiasi laurea e dovendo aspettare in media 3 anni per trovare un impiego stabile.
Ovviamente ci sono dei problemi anche qui e i primi due o tre che mi vengono in mente sono la difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro per coloro i quali sono stati licenziati o che cambiano azienda, i lavoratori imprigionati nel sistema del working poor o le difficoltà lavorative per le mamme single. Allora, il licenziamento, almeno a fino a qualche anno fa, era considerato una vergogna e quindi moltissimi ex-lavoratori non hanno cercato di reinserirsi nel mondo del lavoro per paura di non essere accettati oppure per paura di essere giudicati, perdendo tutto o divenendo lavoratori stagionali o con contratti “non permanenti” pagati una miseria, infatti questo si riallaccia appunto al sistema working poor che si sta ingrandendo sempre più in Giappone, ovvero questi sono lavoratori che fanno lavori molto umili, saltuari e con una paga bassissima. Si mettono in questa categoria tutti coloro che hanno un reddito annuo inferiore ai 15.000 Euro (meno di 2 milioni di Yen annui), e sono circa il 16% della popolazione in Giappone, percentuale in costante crescita, creando problemi e discriminazioni a livello sociale ma anche portando problemi al sistema pensionistico nazionale; e infine c’è il problema delle le mamme single, soprattutto quelle con figli a carico, hanno innumerevoli difficoltà sociali, lavorative ed economiche e fanno fatica ad andare avanti nella vita, spesso costringendo almeno uno dei figli a lavorare e a collaborare per le spese quotidiane. Naturalmente tutto ciò non si vede perché in Giappone si preferisce nascondere spesso e volentieri, ma prima o poi bisognerà farci i conti, o per arginare il problema o perché il problema sarà ormai esploso.
C’è anche da dire che la società e l’economia giapponese stanno mutando e anche la mentalità delle persone sta cambiando, anche se è vero che non è così impossibile trovare lavoro in Giappone, è in aumento sin dalla fine degli anni ’80, sia in fenomeno dei lavoratori freelance, non giornalisticamente parlando, ma in senso più ampio, sia quello dei Freeter. I freelance sono quelle persone o neolaureati che per via della troppa rigidità del sistema di reclutamento prima, e lavorativo poi, preferiscono rischiare facendo qualcosa di più flessibile ma meno remunerativo, oppure poiché non avendo ottenuto un lavoro si reinventano in qualcos’altro. Per i Freeter è una situazione molto simile, ovvero qui si parla sia di giovani che di meno giovani che hanno due o più lavori per riuscire a vivere decentemente la propria vita, un problema simile ai lavoratori working poor ma a differenza di questi ultimi, i Freeter, non vivono sempre ai margini della società e spesso sono giovani.
Infine, soprattutto sotto il governo Abe, sta nascendo una nuova tipologia dei lavoratori che definirei la categoria “nonni”, perché ultimamente un numero sempre maggiore di anziani e pensionati, naturalmente quelli che fisicamente possono permetterselo, ha ricominciato a lavorare e a dare il proprio contributo all’economia e alla società, non dico di più perché non ne so molto, ma è qualcosa di incredibile.
Per quanto riguarda l’aspetto politico si può dire che bene o male sta ugualmente subendo dei cambiamenti, il Giappone come ben si sa ha avuto dal dopoguerra ad oggi al governo solo il Partito Liberal-Democratico con qualche intervallo di governi di Centro-Sinistra, ma veramente spiragli. Questo per varie motivazioni, una su tutte è che gli americani dopo la fine della Guerra hanno occupato il Giappone per alcuni anni cercando di creare un’economia e una politica vicina agli interessi americani, diciamo che più che indicare la strada al Giappone l’hanno proprio guidato, evitando in molti casi il naturale sviluppo delle cose, però non sempre negativamente; politicamente hanno favorito il multipartitismo ma de facto solo apparentemente perché, prima l’Imperialismo e poi appunto l’Occupazione statunitense hanno annullato e ridimensionato le opposizioni. Ma qui ci sono fatti anche storici e controversi e usciremmo dal seminato se mi dilungassi troppo. Comunque sia, anche dopo l’Occupazione c’è sempre stata una grande influenza americana in molti affari giapponesi.
Oggi la politica giapponese è tornata sul vecchio binario che percorreva dal Dopoguerra fino al 2009; perché a parte lo spiraglio di un governo di Centro-Sinistra che c’è stato dal dicembre 2009 al 2012, ora c’è di nuovo una forte leadership del Partito Liberaldemocratico (LDP) di Shinzo Abe.
Il 10 luglio ci sono state le elezioni per eleggere metà dei rappresentanti della Camera Alta del Parlamento nipponico, una sorta di nostro Senato, e le previsioni iniziali erano di una risalita delle forze di opposizione e di un indebolimento della coalizione governativa LDP+Komeito, ma così non è stato. Le quattro forze maggiori di opposizione, Il Partito Democratico, il Partito Comunista, il Partito Socialdemocratico e il Partito della Vita del Popolo sono andate in contro ad una sconfitta colossale, mentre il partito di Abe ha guadagnato seggi su seggi aumentando, insieme all’altro partito di governo Komeito, la maggioranza anche alla Camera Alta, fortunatamente non arrivando ai due terzi dei seggi come è già successo due anni fa alla Camera Bassa. Infatti se così fosse accaduto allora ora si potrebbe quasi parlare di totalitarismo di Abe. Ma purtroppo per molti giapponesi e per i 4 maggiori partiti di opposizione agli antipodi del Governo questo non è bastato per evitare un futuro stravolgimento della Costituzione, infatti il Parlamento giapponese non è fatto solo di questi sei partiti, ma è composto anche da tanti altri, non forti come l’LDP, il Komeito, o il DP, ma che comunque prendono sempre voti alle elezioni, sono partiti che spaziano dal Centro al nazionalismo alla destra estrema e non, passando per ideologie localiste o per la democrazia diretta o anche neoconservatorismo, e saranno proprio questi partiti a far vincere la politica di Abe, perché seppur spesso in aperta contraddizione col Governo, di cui non fanno parte infatti sono opposizione,  sono favorevoli ad alcune riforme o politiche che vuole attuare Abe, una su tutte proprio la riforma dell’Articolo 9 della Costituzione che ad oggi vieta la belligeranza giapponese. Malauguratamente i seggi di questi piccoli o medi partiti hanno fatto toccare, almeno su carta, i due terzi di rappresentanti favorevoli alla revisione costituzionale, e infatti Abe non aspettava altro poiché ha già dichiarato di voler continuare la sua politica economica e soprattutto ha spinto per l’ennesima volta sulla questione della riforma costituzionale, poiché avendo già due terzi dei seggi alla Camera Bassa, non sarà difficile grazie all’appoggio di questi altri partiti, far passare gli emandamenti della Costituzione alla Camera Alta.
Ma come si è arrivati a questa tracotanza politica? Prima di tutto c’è da dire che questi partiti di destra, che andranno più o meno involontariamente ad aiutare il Governo Abe, a differenza dell’Europa o dell’Italia, hanno preso sempre abbastanza voti, mettiamola così, i partiti di estrema destra italiana si sognano dei risultati del genere, quindi non c’è da dire che non c’è stata un’ondata di populismo o nazionalismo recente come in Europa. Bene detto questo, continuo dicendo che la colpa della sconfitta è anche l’inconsistenza dell’ex maggior partito di opposizione, il Partito democratico del Giappone (Minshutō-DPJ), infatti dopo il disastro di Fukushima del 2011 e dopo le elezioni del 2014 ha subito ulteriori crisi e nel marzo 2016 si è unito al Partito dell’Innovazione che si era già diviso in due, così facendo si è venuto a creare il Partito Democratico (DP-Minshintō) un partito che su carta potrebbe sembrare solido, un partito piglia-tutti con una vocazione spiccatamente centrista, ma attualmente fallimentare perdendo più di una dozzina di seggi alla Camera dei Consiglieri.
Mentre per quanto riguarda il Partito Comunista, e secondariamente il Partito Socialdemocratico e il Partito della Vita del Popolo, che sono partiti davvero piccoli, ci si aspettava molto di più, sono stati mesi se non anni di battaglie, proteste, cortei, ai quali ho personalmente partecipato, e discorsi, sembrava che questi partiti avessero risvegliato il popolo giapponese contro le politiche e le scelte lontane dalla gente di Abe, ma come abbiamo ben visto, così non è stato, a parte il Partito Comunista che anche alla Camera Alta cresce infatti raggiunge i 14 seggi dagli 11 che aveva su un totale di 121, gli altri due partiti hanno perso 1 seggio a testa.
Però, a mio avviso, si è accesa comunque una spia che non dovrebbe essere sottovalutata dal Governo, infatti nelle tre Prefetture, con seggio singolo, colpite dallo tsunami del 2011 Iwate, Miyagi e Fukushima, dove il malcontento, l’anti-nuclearismo, la delusione e la paura e il sentimento di abbandono da parte del Governo centrale ormai stanno dilagando, hanno avuto la meglio esponenti appartenenti alla coalizione di opposizione, ad Iwate ha vinto un indipendente appoggiato dal Partito Democratico e dal Partito Comunista, mentre nelle altre due prefetture hanno vinto esponenti del Partito Democratico. Infine ad Okinawa, roccaforte decennale anti-Tokyo, ha avuto la maggioranza dei voti un indipendente appoggiato dai quattro partiti di opposizione, molto vicino alle idee del governatore di Okinawa, principalmente entrambi hanno l’intenzione di combattere fino all’ultimo giorno della loro vita la rilocalizzazione della sempiterna  e problematica base americana ad Okinawa.
Comunque sia, nel bene o nel male la coscienza si è cominciata a smuovere, basta pensare che c’è stato quasi il 10% in più di votanti a queste elezioni, riuscendo a superare largamente quota 50% degli aventi diritto al voto, ma ciò non basta, le persone con cui ho parlato mi hanno esposto il loro punto di vista riguardo le elezioni e i programmi politici, ovvero se da un lato i partiti di opposizione, parlo dei quattro contro Abe, hanno fatto dell’intoccabilità della Costituzione, del pacifismo e dell’anti-nuclearismo i loro cavalli di battaglia, ma non si può dire che abbiano le idee altrettanto chiare su ciò che è da fare per riportare l’economia giapponese in auge e soprattutto per aiutare i conti e le tasche dei giapponesi. Ed è proprio l’insicurezza economica che ha portato ad Abe ancora un bel po’ di voti, la gente, giovani compresi, qui non vede un’alternativa ad Abe, lui è quello che si mostra più sicuro ed è appoggiato dagli americani. Anche qui in Giappone si cerca una stabilità economica piuttosto che spostare le energie su altri problemi, infatti circa il 33% dei votanti ha come primo pensiero la risoluzione dei problemi economici o ha un occhio sulla politica economica nazionale, un misero 13% ha fatto riferimento alla revisione costituzionale e solo il 9% al cambiamento della politica estera e militare; mentre mentre i giovani per oltre il 40% hanno votato Abe per due motivi uno è perché non c’è alternativa, due per seguire il flusso.
Passando al fattore economico, si può dire che l’Abenomics funziona? No, l’Abenomics non funziona e sta facendo acqua da tutte le parti, inizialmente gli economisti e gli esperti dissero che avrebbe un breve sospiro di sollievo solo alle grandi aziende, lasciando le difficoltà alle piccole aziende e alla popolazione e così è stato, anche l’aumento del PIL e dei consumi che c’è stato tra il 2014 e 2015 (se non ricordo male) è dovuto al fatto che nei mesi successivi ci sarebbe stato l’aumento dell’IVA dal 5% all’8% (e ora si parla di arrivare al 10% nel 2017), forse l’unica scelta saggia o meno peggio dell’Abenomics secondo la mia opinione da profano, scelta saggia se si vuole cercare di mettere una toppa da una parte, ma con ovvie ricadute sui consumi e nelle tasche dei consumatori.
Il settore in costante crescita è quello del turismo, che dal 2012 aumenta il record di turisti anno dopo anno, per il resto è tutto un’altalena, le tre frecce dell’Abenomics sono partite ma il bersaglio non l’hanno proprio colpito al centro. Ora Abe vorrebbe investimenti pubblici per far ripartire la ormai a tratti altalenante, a trassi stagnante economia giapponese, ma nel recente G-7 Germania e Gran Bretagna si sono opposte chiedendo ancora austerità al resto della combriccola dei 7 Grandi.
I giapponesi, o comunque una buona parte dei giapponesi seppur sia scontento di Abe, continuano a sceglierlo, ma allo stesso tempo dice che sta fallendo, o almeno così prima di queste ultime elezioni.
Oltre all’Abenomics, personalmente penso che il Governo Abe si stia focalizzando su obbiettivi errati, infatti aumentare la spesa militare, rendere il Giappone di nuovo uno stato in potenza belligerante e voler chiudere in fretta gli accordi sul TPP e di libero scambio con l’Unione Europea sia qualcosa di secondario se non inutile, bisognerebbe focalizzarsi sulle vere necessità del Giappone e dei giapponesi, infatti c’è bisogno di un maggior investimento nell’assistenza per l’infanzia affinché i genitori possano essere liberi di lavorare e di non preoccuparsi dell’assistenza ai propri figli, bisognerebbe soprattutto migliorare le politiche di natalità affinché si spezzi la spirale delle coppie senza sesso, senza figli o con un solo figlio. Oltre al potenziamento dell’assistenza all’infanzia, si deve pensare obbligatoriamente al rafforzamento dell’assistenza per gli anziani, essendo il Giappone uno dei paesi più “anziani” del mondo; si dovrebbe dare più spazio nell’ambito politico e lavorativo alle donne; si dovrebbe dare un nuovo slancio alla domanda interna, dare un salario migliore a chi lo necessita cercando di arginare il problema dei lavoratori senza contratto regolare, che ormai sono il 40,5% della forza lavoro giapponese, bisognerebbe cercare di rendere il mondo del lavoro giapponese meno stressante e più benevolo con i giovani mantenendo sempre il suo alto tasso di qualità; si dovrebbe aumentare l’export; si dovrebbero aumentare le collaborazioni e l’assistenza agli altri Paesi soprattutto quelli in difficoltà; si dovrebbe competere con la Cina “togliendole spazio” e arginando la sua tracotanza e belligeranza; bisognerebbe dare alle aziende giapponesi mezzi per lo sviluppo, bisognerebbe investire nelle energie verdi ed eco-tecnologie e infine bisognerebbe cercare di allentare la politica di immigrazione e di integrazione e affrontare il declino demografico.
Ritengo che questo dev’essere fatto e non focalizzarsi su politiche e scelte lontane dalla realtà del proprio Paese come l’Abenomics. Il Giappone non può e non deve crollare, se riuscirà un giorno a rialzare la testa dovrà essere d’esempio per tutti gli altri, anche se già ora si possono imparare tante cose da questo Paese.
Un’altra questione spinosa è il TPP, ovvero la controparte asiatica del TTIP, non so come è percepita dall’opinione pubblica o per lo meno dalle persone normali, posso dire, però, che non è vista di buon occhio dalla piccola e media impresa né dagli agricoltori. In Giappone, a differenza dei recenti sviluppi in molti Paesi europei, gli Stati Uniti hanno ancora un forte fascino e attrattiva, ed essendo il TPP (Trans-Pacific Partnership) una cosa voluta dagli americani principalmente, non saprei dirti come è percepita dalla gente comune. Però posso dire che tutti i partiti di opposizione sono tutti schierati contro questo trattato infame e mondialista, compreso il dormiente DP, e negli anni ci sono state manifestazioni, “scioperi” e incontri dediti a informare sul TPP e a combattere contro l’entrata del Giappone nel trattato. E non credo che non ci sia nessuno all’interno del partito di Governo che abbia storto più volte il naso sentendo parlare di TPP, infatti l’elettorato dell’LDP tradizionalmente proviene, o almeno una grossa fetta, non dalle città ma bensì dalla campagna, e nell’LDP c’è una forte rappresentanza di questo elettorato.
Le categorie più a rischio e di conseguenza quelle che hanno combattuto di più contro questo trattato, sono le industrie legate al mondo farmaceutico e soprattutto l’industria agroalimentare che teme un’invasione di prodotti poco controllati, trattati con agenti chimici non leciti in Giappone e ovviamente prodotti a basso costo e di scarsa qualità. Una delle associazioni che si è sempre opposta a questo trattato e a queste condizioni è l’associazione Central Union of Agricultural Co-operatives (JA-Zenchu), credo un bacino di voti enorme per l’LDP, probabilmente sì troppo poco disposta a intromissioni dall’esterno, ma tutto sommato io convengo con questa associazione che la TPP sarà altamente dannosa per i giapponesi. Ma non solo, anche in America e in altri Paesi ci sono state proteste e opposizioni ma si sono volute favorire le lobby del commercio anziché salvaguardare la sicurezza alimentare e produttiva di alcuni Paesi. Da sottolineare che molti esperti hanno previsto che il TPP non porterà per forza ad un aumento di posti di lavoro, ma al contrario ad un loro decremento specialmente in U.S.A. e Giappone. Inoltre, si prevede anche un impatto ambientale fortemente negativo.
Aggiungo dicendo che i prodotti giapponesi sono forse con i prodotti italiani i migliori e i più controllati al mondo qualitativamente parlando, in Giappone c’è un’attenzione altissima alla sicurezza alimentare e alla sicurezza dell’industria agroalimentare, cosa che non avviene in U.S.A. e in altri Paesi firmatari del TPP, quindi va da se che più che un’opportunità il TPP è un pericolo per il Giappone e la sua industria e anche per la salute dei suoi cittadini. Come per l’Italia il TTIP, il TPP per il Giappone sarebbe tirarsi la zappa sui piedi, non è così che dovrebbe espandere il suo mercato il Giappone.
Naturalmente si capisce che il TPP non è un semplice accordo commerciale, ma dietro c’è di più, ovvero oltre a favorire solo l’America, dietro ci sono interessi politici e geopolitici, ma non divaghiamo.
Infine anche in Giappone il Governo Abe ha proposto e mandato avanti delle riforme più o meno discutibili.
Le riforme volute da Abe sono legate all’economia, al mondo del lavoro e infine alla Costituzione.
Salterei le riforme economiche, poiché queste riforme sono proprio le dottrine costituenti l’Abenomics, stimoli fiscali, quantitative easing e riforme strutturali.
Per quanto riguarda il mondo del lavoro Abe ha già attuato una grande apertura verso gli stranieri, infatti per gli stranieri altamente qualificati, e che di conseguenza vanno ad occupare una posizione correlata alle loro qualifiche, ha concesso non più un “permesso di soggiorno” di massimo 3 anni, ma lo ha allungato a 5 anni.
Dopodiché, Abe col suo Governo sta cercando di trovare una soluzione ai gap ai quali sono soggetti i lavoratori part-time rispetto a quelli full-time, infatti si vuole cercare di tutelare di più i lavoratori part-time e diminuire il divario che c’è nel pagamento degli stipendi che ad oggi è di circa il 60% tra part-time e full-time.
Inoltre, si sta pensando di mettere un tetto massimo alle ore di straordinario poiché le sue conseguenze in Giappone sono una vera e propria piaga sociale, infatti in Giappone lo straordinario è una regola non scritta, è una convenzione sociale e tutti i “salaryman”, ovvero gli impiegati giapponesi, fanno ore e ore di straordinario ogni settimana, ciò si ripercuote negativamente sulla vita dei lavoratori e delle famiglie.
Infine, ripeto, le riforme costituzionali sono da sempre un ambizione di Abe e di molti politici dell’LDP, e dal 2014, con una maggioranza schiacciante, il Governo sta lentamente facendo passi avanti nei suoi intenti, infatti finalmente Abe è riuscito a far passare grazie a due emandamenti anticostituzionali, e vorrei sottolineare anticostituzionali, alla Camera Bassa l’emandamento dell’Articolo 9 della costituzione che vieta  al Paese di avere un esercito, armi e di dichiarare guerra, ora bisogna vedere come si esprimerà la Camera Alta. Se tutto andrà per il meglio secondo il Premier il Giappone potrà avere un vero e proprio esercito e collaborare proattivamente (parola tanto cara ad Abe) a operazioni di peacekeeping e combattere al fianco dell’America e di altri alleati, mentre fino a qualche tempo fa le Guardie di Autodifesa erano state utilizzate solo per questioni umanitarie, di scorta o di protezione civile. Un grande cambiamento voluto fortemente dagli Stati Uniti mentre molti vicini non sono stati affatto contenti di questa scelta.
Infine un altro Articolo che si vuole andare a toccare è l’Articolo 25 della Costituzione giapponese, che in pratica parla di welfare e di un mantenimento almeno minimo degli standard di vita per tutti. Se si andasse a modificare questo Articolo, il Giappone diventerebbe molto “americano” sotto il punto di vista del welfare ovvero un welfare molto più povero e meno tutelante. E molti sono anche preoccupati anche per le ripercussioni ambientali.
Riforme costituzionali suggerite se non chieste direttamente dagli Stati Uniti per un maggior controllo sociale ma soprattutto per un maggior controllo del Pacifico occidentale, a causa della crescente minaccia e arroganza cinese, e delle continue provocazioni Nordocoreane.
Fortunatamente anche nel caso delle riforme costituzionali caso sia le opposizioni ma soprattutto l’opinione pubblica ed un gran numero di giovani hanno e stanno combattendo affinché molte scelte del Governo non vengano attuate, a partire dalla modifica dell’Articolo 25 e soprattutto che si faccia un passo indietro per quanto riguarda l’Articolo 9.

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